“Già che siamo qui, giriamo più materiale possibile e poi vediamo cosa farne.”
Capisco il ragionamento. Una giornata di shooting costa tempo, interrompe il lavoro del cliente, richiede attrezzatura e persone. È naturale voler tornare con molte riprese.
Ma quantità di file e quantità di contenuti non sono la stessa cosa.
Uno shooting efficiente non cerca di registrare tutto. Cerca di registrare ciò che servirà, lasciando abbastanza margine per cogliere anche quello che non potevamo prevedere.
Partire dagli output, non dalle riprese
Prima di pensare alle inquadrature bisogna sapere cosa dobbiamo consegnare. Cinque Reel? Un video principale e dieci clip brevi? Testimonianze? Una libreria di B-roll? Materiale per campagne pubblicitarie?
Sembrano dettagli organizzativi. In realtà cambiano completamente il modo di girare.
Se sappiamo che una scena servirà per un Reel verticale, la composizione sarà diversa. Se deve funzionare anche nell’header di un sito, potrebbe servire una seconda versione orizzontale. Se la useremo in una campagna, potremmo voler registrare più aperture e più call to action.
È il motivo per cui la produzione deve essere collegata alla strategia di content marketing e non trattata come una giornata isolata in cui “facciamo video”.
Decidere i format prima dello shooting
Definire i format non significa scrivere cinquanta copioni. Significa sapere quali famiglie di contenuti vogliamo produrre.
Sapere questo prima permette anche di preparare location e attrezzatura senza perdere mezz’ora tra un video e l’altro.
Organizzare le persone
Uno shooting aziendale avviene dentro un luogo che normalmente fa altro. Un medico ha pazienti, un ristorante ha servizio, un’impresa ha dipendenti che stanno lavorando.
Pretendere che tutti rimangano disponibili per quattro ore “nel caso servano” è il modo più veloce per trasformare la produzione in un disturbo.
Preferisco sapere prima chi deve comparire, per quanto tempo e in quali scene. Se una persona deve soltanto registrare tre talking head, possiamo concentrare il suo lavoro. Se serve durante una dimostrazione, scegliamo una finestra compatibile con l’attività reale.
È una logica molto vicina alla fase di preparazione descritta nell’articolo su come avviare un progetto marketing: dipendenze e responsabilità esistono anche in una produzione video.
La shot list non è una sceneggiatura militare
Una shot list serve a ricordarci le immagini che non possiamo permetterci di dimenticare. Non deve impedire di guardarsi intorno.
Il giorno dello shooting può succedere qualcosa che non avevamo previsto: una luce migliore in un punto, un’attività interessante, una persona più naturale del previsto. Sarebbe assurdo ignorarlo perché non compare sul foglio.
Sappiamo abbastanza da non perdere tempo, ma abbiamo ancora spazio per osservare quello che succede davvero?
Una produzione troppo improvvisata perde occasioni. Una troppo rigida rischia di costruire scene meno interessanti della realtà.
Questo vale soprattutto per il B-roll: sapere cosa ci serve ci permette di riconoscere anche immagini impreviste che svolgono la stessa funzione.
Pensare al riutilizzo senza fare video generici
Riutilizzare bene il materiale è diverso dal registrare clip neutre che possano andare bene ovunque.
Una stessa intervista può produrre un video lungo, alcune risposte brevi e frammenti per campagne. Una lavorazione può essere ripresa in verticale e con una seconda composizione più larga. Una frase può avere due aperture diverse.
La pianificazione dei formati evita il problema descritto nell’articolo sul video verticale: tentare di salvare in post-produzione un’inquadratura nata per un altro schermo.
L’obiettivo non dovrebbe essere tornare con 300 clip. Dovrebbe essere avere tutto ciò che serve per costruire i contenuti previsti, più una libreria utile per quelli futuri.
Come gestire la giornata di produzione
Ogni shooting cambia, ma una certa sequenza aiuta. Prima le scene che dipendono da persone o condizioni difficili da replicare. Poi i contenuti più controllabili. Il B-roll può essere distribuito durante la giornata mentre l’attività continua.
- Definire gli output previsti.
- Preparare argomenti e format.
- Confermare persone, orari e location.
- Controllare audio, luce e possibili limitazioni dello spazio.
- Preparare la shot list delle immagini irrinunciabili.
- Stabilire quali riprese richiedono varianti verticali o orizzontali.
- Prevedere tempo per imprevisti e scene spontanee.
Anche i cambi di setup vanno considerati. Spostare luci, camera e audio per ogni singolo contenuto fa perdere molto più tempo di quanto sembri. Raggruppare produzioni simili aiuta, purché non renda tutti i video identici.
Cosa succede dopo lo shooting
La giornata non finisce quando viene spenta la camera. Il materiale deve essere organizzato, selezionato e collegato agli output previsti.
Avere nomi, cartelle e note comprensibili sembra una parte poco creativa del lavoro. Lo è. Ed è utilissima quando, tre mesi dopo, dobbiamo recuperare una specifica ripresa.
Il montaggio può poi mostrare che manca qualcosa. Succede. Ma una preparazione buona riduce il numero di buchi e soprattutto evita di scoprire che abbiamo cinquanta minuti di belle immagini e nessuna apertura adatta al video che dovevamo produrre.
Lo shooting dovrebbe seguire la stessa logica della pianificazione social: contenuto, funzione, formato e distribuzione devono parlarsi.
Girare tanto è facile. Girare ciò che serve richiede qualche decisione prima. È meno spettacolare del set, ma spesso è lì che si decide se quella giornata produrrà sei mesi di contenuti oppure una cartella enorme chiamata “video vari”.
Ogni shooting produce molti file, ma pochi contenuti davvero utilizzabili?
Prepariamo la produzione partendo da ciò che dovrà uscire, non da quante clip possiamo registrare.

